Anne Galles - psicologa e psicoterapeuta

Anne Galles - psicologa e psicoterapeuta

La terapia non serve a capire perché. Serve a cambiare quello che si ripete.

Sono nata in Francia e vivo a Milano da abbastanza anni da pensare in italiano e conoscere ogni sampietrino del centro storico. Nella vita privata: dipendenza cronica dai podcast true crime, pane fatto in casa che secondo me è il migliore della zona e un progetto a maglia che procede (molto) lentamente ma con grande determinazione.

Nel lavoro: dritta al punto, a volte scomoda, niente fronzoli. Non sono qui per diventare una presenza indispensabile nella tua vita.

Ho una formazione cognitivo-comportamentale e anni di lavoro clinico alle spalle. A un certo punto ho dovuto fare i conti con qualcosa che non riuscivo a ignorare: i miei pazienti capivano tutto eppure tornavano ogni settimana a raccontarmi le stesse cose. La comprensione c'era, il cambiamento no.

Da lì ho iniziato a guardare altrove e a formarmi in approcci che lavorassero diversamente, che raggiungessero quello che le parole non riescono a toccare: la sensazione nel corpo, l'emozione, la reazione automatica che arriva prima ancora che esista un pensiero per descriverla.

È lì che il lavoro diventa possibile ed è lì che intervengo.

In pratica

Non esiste un percorso uguale per tutti e non mi interessa costruirne uno sulla carta prima di incontrarti.

La sessione esplorativa serve a costruire una mappa. Non un'archeologia del passato ma una fotografia di come funziona il tuo sistema oggi: quando si attiva, cosa mantiene il problema in piedi, come vorresti invece sentirti.

Da lì emerge un obiettivo preciso. Il percorso si costruisce intorno a quello: flessibile nel come, definito nel dove si vuole arrivare.

Nel corso delle sessioni, non si lavora solo parlando: si interviene direttamente su quello che si attiva nel corpo, non solo su come la mente lo interpreta. Perché è lì che il cambiamento ha radici: non nella comprensione ma nell'esperienza diretta.

Il punto di arrivo non è tornare ogni settimana a tempo indeterminato: è ritrovare la capacità di regolarsi in autonomia.

La mia cassetta degli attrezzi

Le tecniche che uso condividono la stessa logica: intervenire sui meccanismi cerebrali e sul sistema nervoso, non solo sul racconto. L'intervento passa attraverso il corpo, sfruttando i processi naturali di plasticità neuronale e riconsolidazione della memoria senza richiedere un'ennesima esposizione al dolore.

EMDR

Eye Movement Desensitization and Reprocessing

Attraverso la stimolazione bilaterale, il sistema nervoso elabora quello che il cervello non ha potuto integrare in passato. Il ricordo non sparisce, ma perde la carica emotiva e fisica che lo rendeva disturbante.

MOSAIC

Movimenti Oculari e Stimolazioni Alternate per l'Integrazione Cerebrale


Un approccio orientato alla soluzione che usa stimolazioni bilaterali visive, sonore o tattili. Il sistema nervoso non viene esposto a quello che fa male: viene costantemente guidato verso lo stato desiderato.

Brainspotting

"Dove guardi influenza quello che senti".

Brainspotting sfrutta questa connessione per raggiungere quello che il sistema nervoso trattiene a livello sottocorticale senza dover ricostruire il passato né trovare le parole per descriverlo. Si individua il punto nel campo visivo e si lascia che il sistema faccia il resto.

Quanto dura un percorso?

Dipende da che cosa porti e da come risponde il tuo sistema nervoso: non esiste una risposta che valga per tutti. Tuttavia, l'approccio brain-based tende a essere più focalizzato rispetto alla terapia tradizionale: si lavora su obiettivi specifici, non si gira intorno all'infinito. La sessione esplorativa serve proprio a dare un'idea realistica di quanto potrebbe volerci.

Ho già fatto terapia in passato. Questo approccio è diverso?

Sì. Se hai già fatto un percorso precedente, hai probabilmente sviluppato una buona consapevolezza di te. Questo approccio parte da lì e va oltre: invece di continuare a lavorare sul racconto, interviene direttamente sui meccanismi cerebrali che mantengono il problema in piedi, sfruttando i processi naturali di plasticità neuronale e reconsolidazione della memoria. Il cambiamento non passa dalla comprensione: passa dall'esperienza diretta del sistema nervoso.

Devo aver vissuto un trauma per fare questo tipo di percorso?

No. Le tecniche brain-based nascono dalla ricerca sul trauma, ma si applicano a una gamma molto più ampia di difficoltà: ansia, blocchi ricorrenti, reazioni sproporzionate, sensazione di essere fermi su qualcosa che non riesci a cambiare solo ragionandoci sopra. Se c'è qualcosa che non si muove nonostante tu abbia già capito tutto, probabilmente non si tratta di un problema di consapevolezza.

Funziona anche se sono scettico?

Lo scetticismo non è un problema anzi, di solito è un buon segno. Significa che non cerchi qualcosa di magico ma qualcosa che abbia senso. Queste tecniche non richiedono che tu ci creda per funzionare: richiedono che tu sia disposto a provare. La sessione esplorativa esiste proprio per valutare insieme se ha senso procedere.

Anne Galles

Psicologa-psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia.

Ricevo a Milano in corso Magenta, 56.